L’ambiente esterno I fattori culturali
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Come mai così tante persone, ancora oggi, nell’era di internet, della comunicazione veloce, del tutto e subito, in un’era in cui prenotiamo un viaggio con un click e acquistiamo quasi tutto online, non sono ancora in grado di farsi capire quando parlano in inglese, la lingua di Steve Jobs e di Bill Gates, la lingua del commercio, della medicina, la lingua di chi viaggia…?

Ebbene sì, devi sapere che noi italiani siamo in fondo alla classifica europea nella conoscenza delle lingue straniere. Triste, vero? Ma, soprattutto, come mai?

Tranquillo. In questa sede non ci interessa indagare nella storia e chiederci se l’essere figli di quei romani che avevano conquistato il mondo, che vantavano la supremazia di un impero grandioso abbia impresso nelle nostre cellule la convinzione che non abbiamo bisogno di niente e di nessuno. In fondo, noi siamo il popolo di Roma, la caput mundi, la città del Papa e di San Pietro, noi siamo la nazione con il maggiore patrimonio artistico al mondo, noi siamo il popolo della buona cucina, della pizza e degli spaghetti, dell’alta moda e del buon vino, ma perché mai dovremo imparare un’altra lingua? Noi siamo il popolo che non deve chiedere mai!

Peccato però che quando viaggiamo o navighiamo in internet ci sentiamo frustrati perché per noi l’inglese è un perfetto sconosciuto.
Ma torniamo alle cause. Tranquillo, questa volta non scomoderemo i romani!
Ebbene, dicevamo che siamo il popolo della moda, della cultura, della storia, ma soprattutto siamo il popolo del cinema d’autore e dei doppiatori migliori del mondo.

Cosa c’entra?
Te lo spiego subito.

Alla base del nostro “deficit” linguistico c’è innanzitutto un fattore culturale, lo stesso che vede, al contrario, i paesi scandinavi in cima alla classifica dei popoli che meglio parlano le lingue straniere ed in particolare il nostro amato inglese. Ne ho avuto la dimostrazione, in prima persona, quando ho conosciuto Tomas.

Quanto tempo mi ci è voluto per convincermi che non fosse inglese! In quel periodo vivevo a Londra e la mia amica Mel, praticamente una sorella per me, mia coinquilina quando abitavo a Fulham, aveva appena cominciato a frequentarlo. Oggi, è il suo compagno ed è il papà della loro splendida bambina.

Certo, il suo aspetto molto nordico, i suoi capelli biondi, i suoi occhi chiari, gli conferivano già un’aria piuttosto British, ma ciò che davvero faceva la differenza era la sua padronanza della lingua, un lessico molto ricco, una pronuncia e un’intonazione perfette, insomma, oltre a sembrare inglese (he looked English) lui suonava inglese (he sounded English).

Come mai?
Certo, potrete pensare, Tomas viveva a Londra da 5 anni! Facile, no?
Eh, no!

Troppa ne avevo conosciuta di gente che viveva a Londra da molti più anni e che di British, credetemi, non aveva assolutamente niente, meno che mai la padronanza della lingua. Tra questi, anche tanti italiani, che, come me lavoravano ad Harrods, lo store più lussuoso del mondo, al cui interno, si legge la scritta “Through these doors walk the best sales people in the world”, ovvero, “queste porte vengono varcate dai migliori venditori del mondo” (ottimo cibo per l’ego di tutti noi che quelle porte le attraversavamo ogni mattina!).

Ebbene, neanche i migliori venditori del mondo, con le dovute eccezioni, dopo tanti anni sembravano avere acquisito, con la loro nuova lingua, quella familiarità, che sarebbe lecito aspettarsi.
Ebbene, tornando a Tomas e ai fattori culturali, la grande ricchezza dei paesi scandinavi risiede nella povertà del loro cinema.

Certo, proprio così. E Tomas non rappresenta l’eccezione, ma la regola, e ne è dimostrazione il fatto che anche le nonnine di 90 anni, in Svezia, parlano perfettamente inglese. Hm…ma allora, questo smentirebbe anche tutte le nostre convinzioni in merito all’impossibilità di apprendere una lingua straniera in età avanzata. Eh, già, ma di questo parleremo più avanti.

Dunque, che c’entra il loro cinema?
Tanto.

In Svezia non esiste il doppiaggio e la produzione cinematografica è piuttosto scarsa, diversamente, da quanto accade in Italia. Cosa vuol dire? I film si vedono tutti in lingua originale con i sottotitoli in lingua svedese. E la conseguenza è che la lingua inglese entra con naturalezza nella quotidianità della gente comune.

Al contrario, noi italiani, orgogliosi per vocazione e pigri per natura, vantando anche una ricca, prestigiosa produzione cinematografica e doppiatori che tutto il mondo ci invidia, siamo da sempre abituati a guardare film in tv e al cinema esclusivamente nella nostra lingua e questo fa sì che l’unico contatto con la lingua straniera avvenga attraverso i libri di testo, costringendoci al peggior approccio possibile, un approccio privo di emozioni, che ci allontana dall’apprendimento e dalla gioia.

Estratto del libro “Impara l’inglese velocemente e senza sforzo –
Il metodo innovativo per imparare le lingue con le neuroscienze”

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Paola Iacobini - 09.08.2018 - BLOG

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